Le Aziende e il Marketing 2.0

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Pubblicato il 30 maggio 2013
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Il Marketing non è più quello di una volta, ormai non è una novità, ed è sempre più difficile capire in quale direzione ci si sta muovendo.

Senza dubbio all’avvento del Web 2.0 ha scardinato le leve di un meccanismo di per se ben oleato che vedeva nel marketing strategico, analitico e operativo le sue leve principali.

La combinazione di questi elementi dava origine all’architettura efficace e, fino a poco tempo fa perfetta, del marketing mix.

Oggi giorno però le cose sono cambiate.

Il Nuovo Klondike

Le aziende sentono sempre più la necessità di posizionarsi in rete e di conquistare fette di un mercato del tutto nuovo, in apparenza poco concreto, sicuramente difficile e sempre più popolato.

Mentre prima il web marketing non rappresentava che una strategia di settore, un po’ di nicchia, esclusiva solo per alcuni brand, adesso sta diventando il fulcro centrale di tutta una serie di attività. Bisogna essere realisti però e procedere con calma.

Il mondo del web è visto dalle aziende come una gallina dalle uova d’oro, come la nuova Alaska. La corsa all’oro del Klondike sembra essere iniziata ma bisogna fare attenzione.

La spinta a muoversi verso un nuovo mercato è una sfida e un impegno al quale bisogna arrivare ben preparati e ci sono diversi aspetti da non sottovalutare.

L’obiettivo: fai una cosa e falla bene

Come tutti i buoni manuali di marketing insegnano l’obiettivo viene prima di tutto e, posizionarsi per un’azienda indiscriminatamente su tutti i social network solo per poter esserci, è una politica che alla lunga non paga.

Primo perché per gestire i social network in maniera efficace c’è bisogno di una risorsa che sia padrona del mezzo e sappia utilizzare lo strumento a disposizione, e questa risorsa ha un costo o almeno lo dovrebbe avere. Secondo perché, cercando di fare tutto, si finisce per fare le cose fatte male e di fretta e così facendo si disperdono le energie.

La regola off-line di delimitare bene il mercato di riferimento non deve essere altro che applicata al mondo del web. Ad una strategia multicanale intensiva è preferibile per questo e a seconda dei casi una strategia monopiattaforma intensiva, della serie, fai una cosa e falla bene!

Non sottovalutare le politiche off-line

Le politiche off-line rappresentano ancora, al giorno d’oggi, la maniera più efficace per raggiungere un certo tipo di target.

Le politiche on-line devono essere, pertanto, considerate in un’ottica di supporto alle strategie off-line e creare con esse una sinergia.

L’evoluzione del marketing convenzionale è da ricercarsi infatti nell’utilizzo di un nuovo mezzo di informazione e nella propensione degli utenti a generare contenuti, a interagire e ad essere partecipi, tramite la condivisione, al processo di vendita di un dato prodotto o di un servizio.

Dulcis in fundo

Più che strategico e operativo potremmo distinguere oggi in marketing verticale e marketing orizzontale.

E’ proprio l’intersezione di questi due aspetti che genera un punto di connessione fra azienda e cliente in cui avviene uno scambio transitivo di informazioni di fondamentale importanza per lo sviluppo del business.

Ma bisogna fare pur sempre attenzione. Alla prossima puntata!

  • Giovanna Mastrocola

    Mi permetto di dissentire su un punto però:

    “Le politiche on-line devono essere, pertanto, considerate in un’ottica di supporto alle strategie off-line e creare con esse una sinergia.”

    Questo è vero soltanto per determinate fette di mercato, per il resto direi che è vero esattamente l’opposto, cioè che le strategie off-line possono fare da supporto a quelle on-line, creando un valore aggiunto.

    In questo momento mi viene l’esempio di Zalando (giusto perché ci bombarda ogni giorno di pubblicità in tv): ecco, la pubblicità in tv è un valore aggiunto che porta sicuramente innumerevoli benefici all’azienda, ma viene sempre DOPO la comunicazione on-line.
    Se Zalando avesse lanciato questa pubblicità prima di crearsi una solida reputazione on-line, non avrebbe di certo avuto lo stesso effetto.

    Ed è più o meno la stessa situazione dei freelance che lavorano nel campo del web (web designer, developer, copy, ecc..). Andare nei posti giusti, far girare il proprio biglietto da visita, stampare dei volantini promozionali e distribuirli in tutta la città, mettere annunci sui giornali locali.. tutto questo può portare qualche cliente in più.
    Ma la base della strategia di comunicazione deve in ogni partire dal web.

    • M. Teresa Flamm

      Ciao Giovanna

      certo, concordo con quello che dici e gli esempi che hai portato sono la dimostrazione di quello che sostieni, ma quando parlo di:

      “aziende che sentono sempre più la necessità di posizionarsi in rete”

      mi riferisco ovviamente a brand, pmi e casi in cui l’esistenza dell’azienda stessa prescinde dal web e i cui modelli di business non sono incentrati sull’e-commerce, come per Zalando ad esempio, o non hanno il loro fulcro principale nel mondo del web come per le professioni che hai indicato.

      Per un italiano è importante imparare l’inglese, anche se, non deve dimenticare la sua lingua. Un inglese invece, può continuare a parlare la sua, e se ne impara altre è un qualcosa in più…

      Ecco, per i brand a cui mi riferivo io e per quelli a cui facevi riferimento penso ci sia lo sto stesso meccanismo.

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