Anatomia del button perfetto

BottoniImmagine originale tratta da Fotolia
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Pubblicato il 11 settembre 2014

Nello scorso articolo ci siamo soffermati sui form e su come strutturarli al meglio, per renderli più efficaci e soprattutto, per non vanificare gli sforzi fatti per creare un contenuto di un certo livello. Oggi ci soffermiamo sui bottoni, in particolare sui pulsanti di invio finale di un form.

#1 Bando alle generalità

Che siano 10 o 15 caratteri, non sprecateli con un copy generico come “clicca qui”; anche l’abusatissimo “per maggiori informazioni” dovrebbe andare in pensione.

Cercate di essere più personali, e cercate un vero coinvolgimento.

#2 (sometimes) 2 is smel che 1

Qui son sicura mi attrarrò strali e strali di offese e di critiche contrarie, ma a volte, due buttons son meglio di uno.

Vediamo di sviscerare meglio la questione: i sostenitori del bottone unico, giustamente, dicono che la presenza di un’unica call to action sia necessaria, per non confondere l’utente e non dargli modo di cadere nella sindrome dell’asino di Buridano. Le motivazioni sono più che giuste, e la regola di non sovraccaricare l’utente è da rispettare, ma con alcuni “ma”.

Dare una duplice possibilità all’utente può, paradossalmente, da una parte legarlo più a noi, dall’altro, aiutarci a profilarlo meglio, specialmente all’interno di una mail.

Come? Supponiamo di avere un form classicissimo, come una una richiesta d’informazioni, a cui affiancare, ad esempio, un button con un invito a guardare un video o un approfondimento.

A quel punto, gli insights specifici della nostra DEM potranno farci capire molto di più sugli iscritti alla nostra newsletter: cosa preferiscono e non da ultimo, anche i loro “percorsi” all’interno della mail, che classicamente viene intesa come qualcosa di statico.

Provate con le vostre mail, inserendo uno o più button, è l’unico modo per capirlo.

Consiglio: non sovrapponete due button con una call to action simile, perché altrimenti confonderete davvero il destinatario.

Le diverse call to action vanno differenziate, nella scelta cromatica, nella posizione e dimensione (fate un salto più sotto per vedere cosa intendo).

#3 Ogni bottone al suo posto

Solitamente, il bottone viene posto alla fine di un’ideale percorso cognitivo, quale la visita di una pagina web o sul fondo di una mail. Verissimo.

Ma non basta metterlo “in fondo” a qualcosa per renderlo efficace. Scegliete la sua posizione attentamente, anche in merito al contenuto e alla call to action che prevede.

Testo efficace, ma per il contenuto che proponete, è necessario che l’utente approfondisca diverse pagine all’interno del vostro sito? Un button su un banner fisso in alto, forse, è una buona scelta.

Oppure: DEM in cui date un primo livello di contenuto e per approfondire, invitate a compilare un form. In questo caso, la classica posizione in fondo, si rivela la migliore.

#4 È (anche) una questione di dimensioni

La dimensione del button deve essere in rapporto non solo alle dimensioni della pagina,

ma anche delle sezioni, del logo e del contenuto presente. Un vecchio ma buon articolo di Smashing Magazine di qualche anno fa forniva rapporti, numero di caratteri consigliati per la pagina e dimensioni precise del button.

Bene, leggetele, applicatele…ma ricordate che se qualcosa sarà artefatto, il primo ad accorgersene sarà chi vi legge.

  • Ciao Giulia, ottimi consigli! Proprio in questi giorni sto facendo degli esperimenti con le calls to action.

    Su un blog di pronostici sportivi, avevo una landing page con un classico bottone per l’iscrizione a un bookmaker che non convertiva per niente. Ho deciso di eliminarlo e di inserire un contact form per richiedere informazioni che invia un’email automatica contenente quel bottone e magicamente le conversioni di quella pagina sono aumentate quasi del 500%!

    Tutto questo per dire che non c’è una regola, ma in questi casi i test sono importantissimi e come sempre i dettagli fanno la differenza 🙂

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