3 suggerimenti per la Content Seeding

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Tempo stimato di lettura: 3 minuti, 28 secondi
Pubblicato il 26 marzo 2014

Ammettiamo, pigiare il tasto “pubblica”, dopo ore di lavoro matto et disperatissimo, ci provoca sempre un brivido di piacere paragonabile alla scarica di endorfine che ci dà mezzo chilo di cioccolato. “Published post”, e ci immaginiamo già chilate di like, tweet e retweet e profusione, visualizzazioni a 3,4,5  zeri. Ma anche se il nostro contenuto è di qualità (requisito imprescindibile), ma poco importa se pubblichiamo post ogni giorno: la comunità di lettori, va coltivata. Prima e dopo aver premuto il tasto “Publish”.

Tre suggerimenti da usare prima della pubblicazione di un post, per avviare quella che può essere definita parte di una strategia di Content Seeding (anche se qui sforiamo nella PR….).

1. Fonti: io cito, tu citi….

Molto spesso, gli articoli che scriviamo provengono da spunti ricevuti/letti/raccolti durante i nostri raid per il mare magnum del web. Molto blogger fanno un errore madornale: non riconoscere la provenienza della fonte, e non citarla da nessuna parte. I motivi solitamente sono due: timori di essere visti come poco originali e, di conseguenza, il comportamento “se non cito la fonte nessuno se ne accorgerà” oppure pura e semplice pigrizia. Ritenendo imprescindibile che il contenuto debba essere SEMPRE e comunque originale, questo atteggiamento da struzzo è poco produttivo, per una serie di motivi:

  1. Gli influencer a cui fate riferimento non sono arrivati lì per caso, e come sono influencer per voi, lo sono per altri milioni di persone. Tu, wannabe blogger, se non citi la fonte fai una figura misera, ma veramente misera.
  2. Non citare la fonte rappresenta la perdita di una grossissima possibilità di attrarre l’attenzione, ma soprattutto, di networking. Come? Se avete pazienza 3 secondi e arrivate alla fine del secondo punto, la vostra curiosità sarà soddisfatta.

2. Nomi, parole, città

Facciamo un esempio molto pratico: nel nostro blog, pubblichiamo un’intervista. Buona pratica (la base, diciamolo pure), è notificare alla persona intervistata la pubblicazione del contenuto. Questa è la base, direi che non ci sarebbe neppure bisogno di dirlo.
Ma si può fare di più. Prima di pubblicare l’intervista, fate un’ulteriore scansione del testo, per individuare:

  • enti
  • persone
  • fonti (vedi #1)

citati dal nostro intervistato; tutti questi nomi, organizzazioni che abbiamo individuato sono ulteriori contatti a cui notificare la pubblicazione del post.
Ok, cercate di non esagerare, trasformando in possibili back-link anche il paese natio del nonno del nostro interlocutore. E qui il colpo di teatro: fatelo prima di pubblicare il post. Si, avete letto bene, prima. Fate sapere a queste persone che parlate di loro nel vostro prossimo post, fatelo con una mail personale per ognuno di loro.

Molto probabilmente, alcuni di voi al solo pensiero di scrivere una cosidetta “cold email” hanno percepito un brivido (non felino) lungo la schiena, alcuni di voi probabilmente sono anche contrari. Un po’ di impaccio è più che naturale, ma c’è anche una piccola (grande) sicurezza: l’onestà e la semplicità, nel presentarsi e e nel presentare ciò per cui ci scrive. Se avete poca dimestichezza con le cold emails, vi suggerisco la lettura di questo articolo, “The cold emails that got me meetings at Twitter, LinkedIn and GitHub”, dove Iris Shoor racconta la sua personale esperienza di startupper.

3. Web Master Tools e Analytics: i tuoi migliori suggeritori

Vi vedo, vi vedo, dall’altra parte dello schermo,  con un enorme punto interrogativo sulla fronte, al solo pensiero di usare WT e Analytics come strumenti pre-stesura post. “Ma scusa, non erano strumenti per l’analisi del traffico e/o della salute del nostro sito?!”. Think lateral, miei cari blogger, think lateral.

Sia Webmaster Tools che Analytics offrono un dato che può essere usato a nostro vantaggio;  all’interno di WT, sotto la voce “Query di ricerca”, trovate le parole chiave inserite dall’utente che lo hanno fatto arrivare a voi:  le query di ricerca ci danno una cartina tornasole su cosai vede Google, e quindi, l’utente, e in base ai risultati, ci dicono su quali contenuti è meglio puntare.

Anche Analytics, in questo senso, può essere utilizzato come strumento per avere buoni suggerimenti per il nostro piano dei contenuti, incrociando le pagine di destinazione con le query di ricerca.

I suggerimenti erano tre, come promesso. E voi, ne avete altri? Siete d’accordo?

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