3 brand a cui ispirarsi per la Strategia di Social Media Marketing

Social media doodles elementsImmagine originale tratta da Fotolia
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Pubblicato il 4 aprile 2014
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Realizzare una strategia di social media marketing non è così semplice come tutti (i clienti) pensano. Le caratteristiche dei vari social network si evolvono alla velocità della luce e tenere il passo, modificando quando necessario anche la strategia in base ai nuovi “servizi” disponibili, è un lavoro super impegnativo.

In quest’articolo vorrei porre alla tua attenzione dei brand che stanno tuttora lavorando bene sui social, in modo da darti delle fonti di ispirazioni vincenti per realizzare una strategia di social media marketing. Se vuoi sapere anche i passi necessari per creare un’ottima strategia di smm, ti suggerisco di leggere questo articolo. I brand di cui ti parlerò molto probabilmente hanno a disposizione ben altri budget, ma in genere una giusta strategia è scalabile e quindi potrete sicuramente trarne ispirazione ed applicarla anche a brand meno affermati e con meno disponibilità di budget.

1. Oreo

Oreo   Milk s Favorite Cookie

Se inizi a seguire questo brand, scoprirai un’infinità di mini-video molto accattivanti che coinvolgono i clienti in modo inaspettato e funzionale. I profili social attivi sono ben visibili sul sito e soprattutto sono ben curati ed organizzati. Attraverso la sua campagna Wonderfilled , Oreo utilizza 30 secondi di clip video per mostrare cosa succede quando una diverse persone mettono le mani su un Oreo . Ad esempio c’è il video di una bambina che canta le gioie della condivisione di un biscotto Oreo con suo padre; ovviamente ci sono molti video ed ognuno di questi si rivolge a un pubblico diverso e ha un tema specifico, ma sono tutti ugualmente accattivanti e perfetti  da condividere! Oltre a questi brevi video clip mirati, Oreo offre anche “Snack Hacks”, sono una raccolta di video lunghi circa 10 secondi e forniscono allo spettatore, con modi inaspettati e veloci, come gustare un Oreo . I video sono molto semplici, brevi ed efficaci.

2. Red Bull

Red Bull Ti Mette Le Ali   Redbull.com

Red Bull ha venduto 5,2 miliardi di lattine di energy drink nel 2012, il che rende la bevanda energetica la più popolare del pianeta . Non c’è dubbio che i suoi social e la strategia costruita ha a che fare con questo risultato. Questo brand utilizza contenuti molto forti che interessano ad un target con un ben preciso “stile di vita”. Se c’è un brand che davvero conosce il suo target quello è senza dubbio Red Bull. Il sito web di è pieno con gli atleti alla ricerca di emozioni forti , rapper e automobilisti. Vediamo un paio delle principali strategie di marketing di questo brand:

  • La “foto della settimana” ha ottimi risultati dato che coinvolge il pubblico in prima persona con uno sharing sui vari canali social; quindi l’interazione con il brand è molto coinvolgente per il cliente.
  • La pagina Facebook è ben divisa in varie tab che segnalano dagli eventi in programma, ai giochi e alle app Red Bull che puoi utilizzare dal tuo smartphone.

Red Bull fa un lavoro incredibile sul suo prodotto, soprattutto cercando di alimentare la convinzione dei suoi consumatori che se bevono quel drink sono parte di qualcosa più grande. Proprio come Red Bull quindi ricorda di conoscere bene il tuo target e il modo in cui coinvolgerli.

3. Airbnb

Case Vacanze  Case  Appartamenti e Camere in Affitto su Airbnb

Airbnb è nato solo cinque anni fa. Questo è sorprendente considerando il mercato di riferimento in cui è stato lanciato ed i risultati che ha in brevissimo tempo raggiunto. Che tu sia alla ricerca di un loft a Londra, di un grazioso e artistico bilocale a Monmarte a Parigi (luogo in cui sono stata proprio tramite airbnb e ti consiglio vivamente di andarci) o che tu sia alla ricerca di una romantica casa sull’albero per fare una proposta di matrimonio stile Tarzan and Jane, sul sito di Airbnb non puoi non andare! Questo brand ha dato un luogo dove soggiornare a più di 11 milioni di persone, questo perché si occupa di una certa nicchia del settore alloggi, ma anche grazie alla sua strategia sui social.

Attraverso i social network attivi (facebook, twitter, google+, youtube) ma soprattutto utilizzando Youtube, Airbnb offre ai viaggiatori i consigli di vari host, provenienti da tutto il mondo, che spiegano perché sono diventati degli host di Airbnb.  Prova a vedere uno di questi video e a non pensare di voler partire per quella meta! I concetti di base ripresi in ogni testimonianza sono sempre gli stessi: fiducia, disponibilità, gentilezza, responsabilità. Perché? E’ molto facile la risposta: anche questo brand ha effettuato un ottimo studio del target e ha capito che la sua nicchia di mercato ha bisogno di determinati valori per “fidarsi di qualcun altro”. Anche io prima di partire tramite questo modo avevo dei dubbi: temevo di pagare molto e di trovarmi poi in un luogo in cui non conoscevo le dinamiche o la lingua e soprattutto mi preoccupavo per le condizioni in cui avrei trovato in realtà la casa dell’host. Loro tramite questi video hanno, se non distrutto, diminuito fortemente il timore di partire verso “un luogo sconosciuto” facendo vedere “cosa ti aspetta se parti”.

Ciò che è particolarmente impressionante della strategia di social media marketing di Airbnb è come incoraggia vivamente gli utenti a condividere le loro “storie airbnb”; così facendo ha creato una comunità autentica che genera un senso di amicizia, familiarità e solidarietà.

Storie dalla community di Airbnb

Da questo brand possiamo sicuramente imparare che il cliente soddisfatto è la migliore pubblicità esistente. Un cliente felice non solo è predisposto nei confronti di ciò che fai o gli proponi, ma lo suggerisce agli amici. Questa è una delle sfide più ardue in termini di risultati di una strategia sui social.

Vorrei anticiparti che, a differenza di questo articolo in cui ho analizzato 3 brand già affermati, nel prossimo mi piacerebbe raccontarti la storia di alcuni brand di cui mi occupo personalmente sul mio territorio, in modo da farti quasi toccare con mano la realtà dei fatti, del budget e dei risultati.

  • Seppur totalmente daccordo con le considerazioni espresse in questo articolo, il problema di fondo, soprattutto nel nostro Paese, che è composto da migliaia di PMI, rimane quello delle risorse economiche: insomma, il budget.
    Siamo davvero sicuri di convincere queste PMI ad aprire, ad esempio, un canale youtube dove pubblicare regolarmente, e sottolineo regolarmente, contenuti di altissima qualità ed originalità a fronte di un budget elevato? Non mi si dica poi, come fanno molti, che è possibile avere successo anche con budget risicati, perchè non è così. Chi si occupa della consulenza iniziale? Chi della preparazione e dello studio della strategia? Chi si occupa di reperire o produrre i contenuti, pubblicarli e condividerli in modo accurato seguendo un piano editoriale preciso? E chi monitora i risultati? Chi li analizza? Chi esegue il “fine tuning” delle strategie?
    Insomma, parliamoci chiaro: di strategie per avere successo, noi che conosciamo il settore, potremmo proporne a bizzeffe, ma la verità è che pochissimi sanno cogliere il valore potenziale delle stesse e, peggio ancora, il valore economico legato all’attuazione di tali processi.

    Credo di essermi dilungato, forse di essere anche andato off topic…ma penso sia giusto considerare anche questi aspetti. Chiedo scusa in anticipo per questa lunga digressione.

    • Laura De Vincenzo

      Ciao Denis! Grazie per aver commentato e non preoccuparti di esserti dilungato, fa sempre piacere confrontarsi 🙂 Concordo con te sulla questione che non tutte le aziende (anzi le persone che ci sono alle spalle) riconoscono il valore aggiunto (enorme) che può dare una strategia di social media marketing all’attività in questione. Vero anche che con un budget limitatissimo è difficile aspettarsi grandissimi risultati. Nel nostro lavoro è difficile far capire il valore di quello che stai dando, soprattutto perchè molte aziende ragionano ancora con un modello di comunicazione aziendale “vecchio”, ma allora qual è la soluzione a questo problema? Non creare una strategia vincente perchè il cliente ti paga poco, può mai essere la soluzione? Personalmente faccio così: scelgo io il cliente e se andare ad intraprendere il rapporto lavorativo: lo faccio perchè valuto la sua business idea per capire se investire o meno, proprio in termini di tempo e lavoro, poi sviluppo la strategia e le ore effettive di lavoro che dedicherò allo sviluppo e assolutamente non tocco il “costo” (valore economico) che ha, ma allungo i tempi del contratto e divido la cifra per i mesi pattuiti. Ci sono clienti che accettano e altri no. Ma lavorare al massimo delle mie potenzialità, cercando di fare la differenza per la persona e per l’azienda che ho di fronte rientra nella mia etica lavorativa.

      • E’ il mio stesso principio. Piuttosto che lavorare in perdita facendo le fortune di un cliente irriconoscente/irrispettoso, chiudo i battenti e faccio l’eremita!

  • Ciao Laura! Grazie del bell’articolo 🙂

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